Il Ritorno della Lira? No Grazie.

Il Ritorno della Lira? No, Grazie.


Ogni tanto, in mezzo alla confusione innescata dalla crisi dell’Euro, si sente qualche proposta che vede nella ricomparsa della vecchia lira una specie di salvezza, un ritorno ai bei tempi andati, una strategia per ridare fiato alla nostra economia con qualche svalutazione competitiva e alla Banca d’Italia il potere di stampare moneta per difenderci meglio dalla crisi.
E’ davvero una buona idea questa nostalgia del “vecchio conio”, per dirla alla Bonolis? Analizzeremo in questo articolo tre punti legati a questo ipotetico ritorno. Primo punto: sarebbe veramente vantaggioso staccarsi dall’euro o si rivelerebbe una catastrofe di maggiori proporzioni? Secondo punto: saremmo stati meglio senza entrare nell’ Euro? Terzo punto: l’inquietante crisi dell’ Euro non ha qualche aspetto positivo nascosto?

Hotel California

Una cosa è certa. Nel “corpus” dei trattati che formano, di fatto, la Costituzione Europea non c’è traccia di meccanismi legali per abbandonare l’euro ( o per esserne “cacciati”). La scelta sembra quindi irrevocabile. A dire la verità nel Trattato di Lisbona del 2009 l’articolo 50 parla della possibilità per uno Stato di abbandonare l’ Unione Europea, ma dell’Unione Monetaria non si parla. Si potrebbe dedurre che abbandonare l’Unione Europea ( e quindi tutti i suoi trattati, compreso quello di Maastricht) equivalga anche ad abbandonare l’Euro. Ma qui i pareri degli esperti divergono. Conclusione: qualsiasi Stato voglia abbandonare la moneta unica ( e l’Unione Europea) dovrà imbarcarsi in negoziati ad hoc, cioè inoltrarsi in una terra incognita, la cui traversata può durare anni. Ciò significa dare un preavviso lunghissimo agli investitori sulle proprie intenzioni, con conseguenze non facilmente valutabili. L’Euro è stato paragonato da alcuni analisti all’ Hotel California, descritto nella famosa canzone degli Eagles: perché da questo Hotel “You can check out… but you never leave” ( Puoi anche lasciare la stanza, ma non ne uscirai mai).

Default

Il meccanismo per abbandonare l’euro è quindi estremamente complesso ( ricordiamo che i membri dell’Unione sono 27 Stati Sovrani e 17 fanno parte dell’ Unione Monetaria, cioè dell’area euro), ma una volta superati questi ostacoli cosa succederebbe allo Stato “secessionista”?
Facciamo il caso dello Stato secessionista debole ( ipotesi che più si attaglia al nostro paese). Contrariamente a quello che si può credere il passaggio dall’ Euro ad una Nuova Lira non sarebbe indolore. Non è infatti un semplice problema di valuta, cioè cambiare l’Euro nella nuova moneta. Vediamo le conseguenze per lo Stato, le imprese, le famiglie ( queste analisi si basano su studi di vari Istituti Finanziari e “Think Tank” economici).

1) Lo Stato. Tutti i titoli di debito pubblico ( i famosi BOT, BTP etc) sono oggi denominati in Euro. Un abbandono della moneta unica porrebbe lo Stato di fronte a due scelte. Prima opzione: ridenominare d’imperio tutti i titoli di debito nella nuova moneta. Questo equivale, né più né meno, che a un “default” ( parola elegante per “bancarotta”, cioè impossibilità di far fronte ai propri debiti), con relativa fuga degli investitori e impossibilità di trovare, per anni e anni, ulteriori finanziamenti sui mercati. Ridenominare i debiti contratti in una valuta forte (l’euro) in una più debole ( la nuova lira) significa non pagarne una parte e infrangere i patti e i contratti con gli investitori. Ricordiamoci che poco meno del 50% del debito pubblico italiano è in mano a investitori esteri.               Perché questo disastro? Almeno secondo le stime degli analisti, la nuova moneta, nel caso dell’Italia, si svaluterebbe subito dal 30% al 50% rispetto all’ euro. In definitiva una moneta è lo specchio del sistema economico e politico, il “saldo”  fra i suoi punti di forza e di debolezza. Se il saldo ha segno “più” la moneta è forte e ricercata dagli investitori , se il saldo ha segno “meno” accade il contrario.    Nella crisi finanziaria del 1992 (sempre innescata dall’ insostenibilità del debito pubblico) la vecchia lira si svalutò nei confronti del Marco tedesco di circa il 25%. Una crisi che provocasse una uscita del nostro paese dall’ euro sarebbe molto più devastante, da qui le stime di una svalutazione/deprezzamemento del 30-50% della nuova lira rispetto all’euro. Di fronte a questa prospettiva lo Stato “secessionista” potrebbe decidere allora di lasciare i Titoli di debito denominati in euro. Il destino sarebbe lo stesso: il default, ma per cause diverse. Infatti la pesante svalutazione immediata della nuova lira renderebbe impossibile allo Stato di pagare il debito denominato in Euro. Una situazione frequente, in passato, nei paesi in via di sviluppo che si indebitano in valute straniere e poi finiscono in default, quando la propria moneta si svaluta rispetto a quella in cui sono denominati i debiti.

2) Le imprese. Si ripropone, in forma addirittura più grave, il problema dei debiti contratti in Euro, specialmente con le Banche straniere. La conversione e successiva svalutazione della nuova lira renderebbe insostenibile ripagare i debiti in valuta “forte” ( cioè l’euro) con conseguenze facilmente immaginabili. Quindi non solo il ritorno alla lira non favorirebbe ( almeno nel breve termine) la competività delle imprese, ma ne provocherebbe fallimenti di massa.

3) Le famiglie. Non appena si avesse il sospetto di una conversione forzata dei depositi da euro in nuove lire ci sarebbe una corsa agli sportelli delle banche per ritirare i propri risparmi in euro, metterli dentro una valigia e precipitarsi verso il più vicino paese ancora dell’area euro per versarli su un conto corrente. Ovviamente questa scelta “razionale” del risparmiatore verrà impedita dalle autorità con controlli molto stretti e severi alla frontiere. Risultato : il potere di acquisto dell’italiano medio subirà un tracollo dal 30% al 50%. Uno studio dell’UBS (Unione Banche Svizzere) calcola in 9500-11500 euro la perdita media del reddito per ogni cittadino dello Stato secessionista, nel primo anno della nuova moneta. Se si considera che il reddito medio procapite degli italiani è circa 23.000 euro/anno ci rende conto della dimensione della “tosata”. Vale poi la pena di osservare che la “corsa agli sportelli” in massa, è la tecnica migliore per far fallire le banche. Piccola nota: nella Grecia di Tsipras e Varoufakis ( ma  anche prima) e’ cominciata una “strisciante” corsa agli sportelli delle banche per ritirare contante (euro) e portarli in Svizzera (chi puo’)  o nasconderli sotto il materasso (tutti gli altri).

4) Ma un 30-50% di svalutazione della nuova lira non renderà almeno più competitivo il nostro sistema industriale permettendoci di rimetterci rapidamente in piedi? Non è detto . Innanzitutto abbandonando l’euro e l’Unione Europea si abbandonano anche tutti i trattati sul Mercato Unico, che cioè garantiscono la libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone. E non si capisce perché i paesi ancora nell’euro dovrebbero accettare, di buon grado, una simile concorrenza da parte di uno Stato secessionista. Non è un’ ipotesi molto lontana dalla realtà immaginare l’imposizione di tariffe doganali , cioè pesanti dazi, alle merci in arrivo del paese “secessionista”, per compensare i prezzi più bassi dovuti alla svalutazione.

5) Naturalmente questi scenari da incubo sul ritorno della Lira, non si limiterebbero solo alla sfera economica, svalutazioni di quella portata innescherebbero un’ iperinflazione ( le importazioni, a cominciare dall’energia e l’Italia è dipendente dall’estero per oltre l’80%, costerebbero molto di più e avvierebbero una spirale perversa sui prezzi ) con conseguenze sociali difficilmente immaginabili. Le istituzioni democratiche potrebbero resistere a un simile tsunami?

6) La secessione (o l’espulsione) di uno Stato fondatore della Unione Europea, come l’Italia, probabilmente porterebbe alla spaccatura della stessa Unione, all’uscita dall’euro di altri stati e a una frammentazione generale del vecchio continente. In breve: alla fine dell’Europa come entità geopolitica. L’Europa è stata spesso definita un gigante economico ( oggi traballante ) e un nano politico per la sua incapacità di proiettare il proprio potere. Tuttavia non bisogna dimenticare che se l’Europa ha difficoltà a proiettare un potere in termini classici, cioè politico-militari, è invece molto potente in termini culturali ( il “soft power” degli analisti anglosassoni). In grandi tematiche planetarie come l’ambiente, i diritti civili e delle minoranze, la lotta a regime tirannici e oppressivi, la promozione delle democrazia e di un sistema di welfare che protegga gli strati più deboli della società, l’Europa è un grande faro di riferimento per tutto il pianeta. Un faro che, con la fine dell’euro e dell’Unione, si spengerebbe.

7) Conclusione: un ritorno della lira? No grazie.

E se non fossimo entrati nell’Euro?

Con questa domanda ci si inoltra in quella che viene definita la storia controfattuale. Cioè ipotesi su quello che sarebbe accaduto prendendo una strada diversa, da quella effettivamente percorsa. Si tratta quindi di analisi largamente soggettive e, in pratica, non verificabili. Con queste parole di cautela inoltriamoci nella possibile risposta.
Innanzitutto bisogna osservare che una moneta unica presuppone un’ area economica largamente omogenea. Per una ragione semplice. La politica monetaria necessariamente unica, dal momento che la moneta è unica, non può andare bene a tutti, se i vari paesi non hanno situazioni economiche simili, oppure abbastanza flessibili da convergere verso un obbiettivo comune.
Se le economie si muovono in direzioni diverse o a velocità differenti è impossibile fissare una politica monetaria che vada bene per tutti. E’ quello che si è verificato con l’Euro , un’ unione dettata più da ragioni politiche che economiche ( si veda “La malattia – mortale?- dell’euro” su questo blog). Ma inizialmente con il “tempo” economico volto al bello questi problemi non sono stati affrontati, anzi in un certo senso sono stati nascosti sotto il tappeto, senza chiedere agli Stati meno “virtuosi” ( con deficit/debito troppo alti e/o crescenti) di adeguarsi alla nuova situazione. Quando il “tempo” economico, con la crisi americana, è volto al brutto i nodi sono venuti al pettine.
Era meglio allora star fuori dall’Unione Monetaria? Con un euro da “armata Brancaleone” probabilmente sì, ma per l’Italia, almeno secondo chi scrive, per motivi molto particolari.
La domanda da porsi è questa: senza l’obbiettivo di entrare nell’Euro ( e quindi una forte pressione esterna dell’Europa) l’Italia degli anni ’90 sarebbe riuscita a porre un freno ad un debito pubblico galoppante ? Molte delle riforme ( come la Amato-Dini sulle pensioni) vennero realizzate proprio in questa prospettiva. Non perché ci si rendesse conto ( a livello di classe politica “media”) della insostenibilità finanziaria del sistema, ma perché ci veniva chiesto dall’Europa , se volevamo partecipare al club “esclusivo” dell’Euro.
Senza questa spinta e questi orizzonti, la “non eccelsa” classe politica nazionale sarebbe riuscita a frenare la spesa pubblica in deficit e a ridurre il debito pubblico? La risposta è: No (non è riuscita nell’impresa nemmeno con l’euro). Con la lira l’Italia avrebbe continuato, più o meno, l’andazzo degli anni ‘70-’80, fino all’inevitabile. Secondo questa ipotesi con la lira saremmo finiti in default già da un pezzo. Si possono infatti immaginare i tassi, a due cifre, richiesti, fin dagli anni ’90, per finanziare i deficit statali denominati in lire ( perché ovviamente non avremmo goduto dei bassi tassi dei primi anni di “luna di miele” con l’euro ). Ma paradossalmente il default solo della lira ( meno rischioso a livello europeo e planetario) avrebbe finalmente insegnato qualcosa agli italiani e, forse, avrebbe promosso una migliore selezione della classe politica. Forse ( i default sono sempre esperienze traumatiche e possono mettere in pericolo le istituzioni democratiche). Comunque oggi saremmo già usciti dalla crisi finanziaria e con una moneta propria avremmo affrontato meglio le burrasche attuali. E magari la lezione del default e relative, inevitabili, riforme ci avrebbero resi più adatti ad entrare, in un futuro più o meno lontano, nell’Euro. Ovviamente anche per i nostri partners europei le cose sarebbero andate meglio senza un paese, il nostro, “troppo grande per fallire e troppo grande per essere salvato” che si sta rivelando la vera minaccia per l’euro ( e per questa ragione anche per l’economia mondiale).

Il bicchiere mezzo pieno

In mezzo a tanto buio una voce molto autorevole, l’economista Jacob Funk Kirkegaard del prestigioso Peterson Institute for International Economics ( Washington D.C. , USA) legge la crisi europea in un modo completamente diverso. Non solo il bicchiere non è rotto, ma nemmeno mezzo vuoto. Anzi è mezzo pieno. Per cinque buoni motivi:

1) La Banca Centrale Europea si sta comportando sempre più come una vera Banca Centrale, sia fornendo liquidità alle Banche sia comprando ( sul mercato secondario e quindi non direttamente) i Titoli di Stato dei paesi in difficoltà come Spagna e Italia. Un Istituto ormai capace di imporre austerità fiscali e riforme ai paesi più recalcitranti. Insomma una visione più ampia della stabilità finanziaria che va oltre il mandato di tenere sotto controllo l’inflazione. Anche se ovviamente c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare ad interventi tipo FED ( la Federal Reserve, la Banca centrale degli USA).
2) Un cammino ormai delineato verso quella integrazione fiscale (regole comuni sul Bilancio degli Stati e controlli centralizzati a livello europeo ) necessaria a rendere più omogenee le economie dell’area euro e quindi più compatibili con la moneta unica. Un cammino non facile e che sarà lungo, ma alcuni passi come l’istituzione di un fondo per venire incontro agli Stati e/o Banche in difficoltà ( EFSF , European Financial Stability Forum) sono stati compiuti.
3) Una serie di riforme in corso d’opera per aumentare la concorrenza, la competitività, l’apertura di mercati prima chiusi, ridurre il ruolo dello Stato, nei paesi Mediterranei. Un fatto inconcepibile prima di questa crisi e che aiuterà l’Europa, nel suo insieme, ad affrontare le crisi del futuro ( in particolare quella demografica, cioè l’invecchiamento della popolazione).
4) Un riallineamento dei Partiti del centro sinistra dei paesi mediterranei verso posizioni meno ideologiche e più socialdemocratiche, alla Tony Blair anni ’90 (o socialdemocrazie nordiche anni ’70 e ’80). Quindi un cambiamento culturale che pone al centro la sostenibilità finanziaria delle politiche fiscali, economiche e del welfare.

E come conclude il suo articolo Jacob Kirkegaard “ L’Europa ha molta strada da fare, ma sta usando bene la crisi”. Non rimane altro che dire: speriamo sia così.

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68 Responses to “Il Ritorno della Lira? No Grazie.”

  • Alex:

    Questo è vero nel mondo delle favole, ma la realtà é che il debito pubblico fa scendere l’inflazione, il paese che ha moneta nazionale, come è successo sempre avrebbe pagato il debito costruendosi la moneta, come faceva l’Italia negli anni 70 e che, vedi l’Inghilterra, nonostante tutti i suoi problemi regge meglio Dell’europa e dell’euro.

    • pinna:

      Purtroppo le sue affermazioni non sono vere. Il debito pubblico italiano ( si veda il mio articolo cosa ci siamo comprati con il debito pubblico) ha fatto aumentare l’inflazione e i tassi di interesse ( al 9% poco prima dell’entrata nell’euro, molto piu’ alto del 6-7% che oggi ci terrorizza). Tuttavia se l’Italia avesse mantenuto la lira forse oggi starebbe meglio perche’ avrebbe gia’ da almeno 10 anni fatto il “botto” ( cioe’ il default sul debito pubblico piu’ prosaicamente bancarotta) e oggi avrebbe gia’ liquidato la miserabile classe politica che invece l’euro e la sua “luna di miele” ha mantenuto in vita artificialmente. In breve con la lira il peggio sarebbe alle spalle con l’euro l’abbiamo ancora davanti. Saluti e grazie per le sue osservazioni.

      • giovanni:

        “Il debito pubblico italiano ha fatto aumentare l’inflazione e i tassi di interesse ( al 9% poco prima dell’entrata nell’euro, molto piu’ alto del 6-7% che oggi ci terrorizza). ”
        anche il 2% terrorizza, se il PIl cala! E’ questo il punto, negli anni ’80 lo stato emetteva BTP AL VENTI PER CENTO, e non fallivamo, perchè c’era una crescita economica forte, e la scala mobile che teneva agganciati i salari all’inflazione. Con la crescita economica e la possibilità di stampare moneta, nessun debito pubblico è un problema. Senza indipendenza monetaria e col Pil in calo, fallirai inevitabilmente

        • pinna:

          Grazie per il suo commento, La crisi della lira del 1992 un mezzo default / fallimento/ bancarotta ( che fu costretta ad uscire dallo SME, il sistema monetario europeo l’ “antenato” dell’euro) fu appunto causata dall’insostenibilita’ del debito pubblico ( accumulato dalla finanza “allegra” degli anni 70 e 80) e fu questa crisi a dare il via a quei tentativi di riforma ( primo quello delle pensioni. con la Amato Dini) che in teoria dovevano ridurre e rendere sostenibile il debito pubblico e farci rispettare i parametri di Maastricht. Sappiamno poi come e’ andata.

          • Fiore:

            No, sul serio, va bene tutto ma non dire che l’uscita dallo SME del ’92 fu causata “dall’insostenibilità del debito pubblico”.
            Quella crisi valutaria fu causata da una crisi di bilancia dei pagamenti dovuta a una Lira mantenuta artificiosamente troppo forte poiché incatenata dai parametri germanocentrici dello SME (rispetto ai quali aveva già avuto modo di lamentarsi il deputato Giorgio Napolitano in un discorso alla Camera nel ’78).
            A questa situazione si è poi aggiunta la speculazione di tale George Soros (fonte corriere della sera, non si preoccupi) che ha attaccato pesantemente la nostra valuta (oltre alla Sterlina inglese) “costringendo” così quei polli del nostro ufficio cambi a bruciare 48 miliardi di dollari in valuta estera nel futile tentativo di opporsi ad essa.
            Altro futile tentativo in tal senso è stato il doloroso e arcifamoso prelievo forzoso notturno sui conti correnti made in amato, dopodiché siamo stati finalmente costretti a svalutare, così che la nostra economia, trainata dall’export, è ripartita. (in un articolo di quegli anni anche il “senatore” monti ha dichiarato, se non ricordo male anche lui sul corriere della sera, che “la svalutazione ci ha fatto bene”).

            Comunque sia la radice dei nostri problemi attuali è da ricercarsi nel divorzio fra ministero del tesoro e banca d’Italia, datato 1981, a causa del quale – decisione unilaterale di andreatta, alla facciaccia dei principi democratici – lo Stato italiano è – da quel momento in avanti – costretto a finanziarsi esclusivamente tramite i mercati, al tasso di volta in volta deciso da essi e quindi molto maggiore di quello “politico” calmierato grazie alla presenza di Bankitalia in veste di prestatore di ultima istanza, ed è quindi costretto (sempre lo Stato) a dirottare frazioni sempre maggiori di spesa per sanità, istruzione, infrastrutture, forze dell’ordine (spese di funzionamento) in spesa per interessi sul debito, la quale ora come ora si aggira attorno ai 100 miliardi/anno. Ecco la vera spesa “spesa pubblica improduttiva”!
            Altro effetto sulle tasse: il peso del fisco è cresciuto rapidamente dal 31,4 del 1980 al 41,2 del 1995 al 46,4 medio attuale, ed è destinato a crescere ora più che mai perché se il divorzio ci toglieva “solamente” il controllo sull’emissione di moneta, l’adozione dell’euro (valuta per noi straniera) ha letteralmente trasformato lo Stato in una famiglia (!!!!) costringendolo come quest’ultima a procacciarsi i soldi PRIMA di poterli spendere, tagliando servizi, tassando a morte contribuenti e contraendo debiti a tassi folli, col risultato che ora i mercati ci tengono per i cosiddetti e ci costringono in una spirale di debito inesorabile e costante che, dopo la crisi del 2008 e successiva imposizione di austerità criminali, prende il nome di “recessione senza via d’uscita”, oltre che attacco senza precedenti ai diritti costituzionali e dei lavoratori.
            Il bello è che il divorzio ce l’hanno venduto come sommo rimedio all’inflazione, che in quegli anni toccava picchi superiori al 20%. Peccato che quell’inflazione spaventosa fosse dovuta in massima parte alle due crisi petrolifere (’73 e ’79) piuttosto che alla folle spesa clientelare di cui si sente spesso vagheggiare (non che quest’ultima non esistesse, solo non è stata causa di tutto lo sfacelo attribuitale, dato che picchi inflattivi simili si sono verificati in quel periodo in parecchie altre nazioni sviluppate, USA compresi).

            P.S.: il paper di Reinhart e Rogoff che lei cita in un commento è stato ampiamente smentito, e la favola che gli Stati con un debito superiore al 90% non riescano a crescere resta, appunto, tale.
            P.P.S.: i parametri di maastricht (deficit 3%, debito/pil 60%) per cui i nostri politici più in voga ci invitano a morire sono totalmente aleatori e infondati, in parole povere “numeri a caso”. Sarebbe bene si sapesse.
            Saluti, e ho sempre apprezzato Quark nelle sue varie versioni, tranne, ovviamente, quando attacca a parlare di economia.

          • pinna:

            Sul debito pubblico c’e’ un altro articolo ” Cosa ci siamo comprati con il debito pubblico” su questo blog. Non sono d’accordo con la sua analisi, il debito pubblico e un deficit del 10% annuo per tutti gli anni ’80 furono la vera causa del della crisi finanziaria del 1992. E’ vero che un “paper” di Rogoff e Reinhart conteneva vari errori ma il loro libro “This time is different” e’ considerato attendibile. La ringrazio per la sua attenzione.

          • Leandro:

            L euro liberalizza il movimento dei capitali (quindi è molto semplice delocalizzare e ricattare il lavoratore, accetti meno soldi in busta paga o me ne vado) ed è un regime di cambi fissi..1 euro tedesco uguale ad un euro portoghese ( essendo due paesi con economie otalmente differenti) cambi cosi fissi che nemmeno il gold standard era cosi…Non esiste nella storia dell umanità un esperimento come l euro..L italia sovrana non poteva fare nessun botto visto il debito contratto in moneta sovrana. Il Giappone ha il debito pubblico oltre il 240% del pil…La crisi dell euro nasce da un problema di squilibri di finanza estera contratta dal settore privato..( come la stessa bce ha ammesso)I paesi core come la Germania hanno fatto svalutazione salariale interna già dal 2003 con le riforme hartz in modo da rendere molto competitive le loro merci a prezzi più bassi..( se il più forte fa competizione salariale al ribasso è finita) ll surplus della bilancia commerciale tedesca è schizzato e i soldi in più sono stati prestati ai paesi periferici ( i quali avendo una moneta più forte hanno iniziato ad importare di più visto che i loro prezzi erano alti) per far continuare a loro di comprare le merci fatte in Germania…(se esporti per 100 e importi 200 i cento di differenza li deve mettere qualcuno, o debito estero o aumento di spesa pubblica come in Italia).Quando abbiamo importato lo shock dagli USA i creditori hanno smesso di prestare e hanno chiesto i soldi indietro imponendo austerità la quale va contro qualsiasi logica di unione monetaria..Creo un mercato unico per proteggermi da crisi esterne ma se quando c è una crisi io devo distruggere il mio mercato interno per tornare competitivo c è qualcosa che non va giusto??Lo ha ammesso lo stesso Monti nel 2013..Abbiamo ucciso la domanda interna ma se gli altri paesi non cooperano aumentando magari l inflazione e i salari investendo di più per dare forza alla propria economia( es Germania) l Italia entra in una spirale deflettiva e pazzesca.. Non essendoci più i normali meccanismi come i cambi flessibili o non essendoci strumenti a livello di europa federale per tornare competitivo non potendo svalutare cosa svalutiamo per importare di meno??i redditi legati alle importazioni, in modo da far consumare di meno i cittadini e riportare in attivo la bilancia commerciale..Semplice..Monti ha aggiustato il conto estero non il debito pubblico perchè quest ultimo non è il Problema..Può diventarlo se non cresci..Ma se abbatti i redditi, la gente non consuma, il pil non sale ed il rapporto debito pil peggiora!Su questa strada di bassissime probabilità di riforme a livello europeo (attendendo il semestre europeo di presidenza italiana, come vediamo la Grecia è insignificante e non propone nulla) squlibri macroeconomici accentuati dalle sbagliate politiche di austerity i politici dovranno decidere da che parte uscire dall euro..Cioè uscire dall euro ma a certe condizioni..Protezione dei salari, delle banche e delle aziende..Tutto possibile, basta volerlo..

      • Lello:

        ma come può uno stato sovrano fallire??ma finiamola di raccontare ste favole…la gente inizia a svegliarsi signori…Nel 1998 con un debito più alto di oggi, l inflazione al 6% ed il deficit al 9% le agenzie di rating che oggi ci declassano ci consideravano un’economia leader in europa e primo esportatore e produttore industriale…con un inflazione al 2-3%,un dp più basso e un deficit al 2.7 ci ritroviamo nei piigs con una disoccupazione al 12% e gente disperata che si ammazza..risparmiamo 4 volte meno di vent anni fa…prima di scrivere certi articoli bisogna studiare i trattati, leggere grafici e confrontare dati macroeconomici…in più conoscere un pò di storia politicoeconomica…altrimenti facciamo solo terrorismo psicologico…saluti

      • Leandro:

        ma come può un paese sovrano, monopolista della moneta creata dal nulla fallire??ma come può sostenere cose del genere?con la lira si faceva il botto???kohl volle l italia nell euro xkè un italia sovranna avrebbe creato grandi problemi alla germania avendo una base industtriale forte!i tassi d interesse sono scesi in tutto il mondo non solo ai paesi dentro l euro!l italia non emette la moneta e di conseguenza per ridare i soldi ai mercati dei capitali privati lo stato deve strozzare di tasse cittadini e aziende!non so quali dati o grafici studi per sostenere poi di rimanere nell eurozona spinta verso la deflazione salariale della germania ormai egemone…speriamo che la Francia si metta di nuovo in mezzo e cambi di nuovo la storia perchè se aspettiamo il popolo italiano disinformato e pauroso…

        • pinna:

          Le consiglio “This time is different” di Reinhart e Rogoff dove vengono elencati tutti i default, fallimenti di nazioni ( esclusione dai mercati internazionali dei capitali) e feroce repressione fiscale sui propri cittadini (esproprio con vari metodi compresa l’inflazione della richezza privata) . E’ illuminate. Cordiali saluti e in bocca al lupo.

    • Marco78:

      il paese che ha moneta nazionale, come è successo sempre avrebbe pagato il debito costruendosi la moneta, come faceva l’Italia negli anni 70: la strategia dell’Italia ai tempi della lira è infatti stata spesso quella di “buttare fuori” moneta per favorire le esportazioni. Molte le controindicazioni a queste scelte di politica economica. La prima e più immediata è sicuramente l’inflazione: abbiamo toccato livelli di inflazione a due cifre (!!!!!) che oggi tendiamo a scordare. Forse la politica della BCE incentrata sul controllo dell’inflazione al 2 % è un po’ rigida, ma non dimentichiamo che inflazione significa svalutazione del potere d’acquisto, dei salari, della richezza di tutti. Certo la contropartita sulle esportazioni, favorite dalla svalutazione della moneta nazionale, può essere positiva ma per l’Italia è stato un danno pure quello: grazie alla svalutazione della moneta nazionale eravamo ben contenti di poter continuare ad esportare vestiti, pentole e occhiali senza renderci conto che i “treni” da prendere erano altri. E oggi che il presidente di Confindustria se ne esce con espressioni da “Bar dello Sport” (definendo “boiata” una riforma criticabile ma importante), c’è da chiedersi se la classe imprenditoriale italiana stia capendo cosa accade nel mondo.

  • Andrea:

    L’euro non può funzionare ed è stato spiegato sin dal 1992 da grandi economisti come W.Godley. Pinna lei è un esperto di macroeconomia?

    • pinna:

      Grazie per il commento. Sull’euro consiglio l’articolo ” la malattia mortale (?) dell’euro?”. Wynne Goodley era un bravo economista ( e anche bravo musicista) noto per il suo pessimismo. Una specie di dr “Doom” dell’epoca ( anni 70-80). Di formazione non sono un macroeconomista ma come giornalista scientifico sono abituato a trattare problemi molto complessi senza tentare semplificazioni deformanti, senza cercare guru o profeti che hanno “capito tutto” e informandomi il meglio possibile. Saluti.

  • […] i vostri stipendi e le pensioni subirebbero una svalutazione secca, immediata, valutata dagli esperti fra il 30% ed il 60% del loro valore […]

    • pinna:

      Salve sono andato sul vostro sito e non condivido assolutamente quella che forse vuole solo essere una battuta “visiva” : la bandiera europea con la svastica in mezzo.

    • Lello:

      su quali basi stai fondando questa favola???

    • Leandro:

      svalutazione del 60% degli stipendi???ma su che basi dite queste falsità??

      • pinna:

        Nel 1992 la lira uscita dal sistema SME per i soliti motivi ( debito pubblico insostenibile) si svaluto’ sul marco tedesco ( alias euro di oggi) del 40% a partire dall’agosto 1992. Ovviamente una cirsi dell’euro sarebbe qualcosa di molto piu’ grave della crisi dello SME. Mi dica lei di quanto pensa che si possa svalutare un euro sud o una nuova lira rispetto a un euro nord o marco tedesco. Cordiali saluti e in bocca al lupo.

    • Leandro:

      Può esserci un rollo salariale e uno shopping estero di aziende italiane ( anche se questo sta già avvenendo) se usciamo dall euro come dice il professor Brancaccio ”da destra”.. Ma possiamo uscire benissimo ”da sinistra” se proteggiamo i salari all inflazione, il settore bancario ed il sistema economico italiano grazie all intervento dello Stato..Chi fa disinformazione ora si prende la responsabilità di mentire e quando l euro finirà chi ha mentito (POLITICI,GIORNALISTI ECONOMISTI ECC…) avranno il coraggio di farsi vedere??io credo di no..

  • […] case, i vostri stipendi e le pensioni subirebbero una svalutazione secca, immediata, valutata dagli esperti fra il 30% ed il 60% del loro valore […]

  • Emanuele:

    Uscire dall’Euro e dall’Europa abbandonare MES e Fiscal Compact, significherebbe riprenderci la nostra sovranità monetaria popolare e nazionale. Indubbiamnete avremo un periodo buio ma non più scuro di quelllo che ci spetta con questa nuova dittatura delle banche, le quali hanno trovato un modo così carino che non ci permentterà mai di saldare gli interessi del debito restando debitori a vita, per di più in dittatura e senza sovranità. Usciamo subito da questo incubo dell’euro e dell’Europa.

  • Diego:

    Buongiorno Sign. Pinna
    Tornare alla Lira? Anche subito!
    E’ solo una banale questione di costi benefici e a mio modestissimo avviso i costi dell’euro superano quelli di un ritorno alla moneta sovrana.
    L’unica variabile è quella dell’europeismo…a molti l’Europa piace come se si parlasse di un idolo. Ci sono molte ragioni, in larga parte storiche e culturali per cui molti italiani associano le parole “europa” “europeo” al progresso e alla civiltà! Insomma appare sempre più evidente che gli italiani (governati per 300 anni da potenze straniere) siano ancor oggi quasi inconsciamente convinti di non essere in grado di governarsi da sè, di avere bisogno del podestà straniero per fare i bravi e non cadere in tentazione. D’altra parte la maggioranza degli italiani ha vissuto l’adesione all’euro come una specie di promozione in serie A, adesso ci sentiamo tutti più “europei (=civilizzati) che bello che bello. Molti ancora reagiscono così (probabilmente quelli che non sono stati toccati dalla crisi, almeno non ancora…), in sostanza i tedeschi hanno aderito all’euro per un loro interesse nazionale (concetto che da noi è diventato tabù), gli italiani invece hanno aderito all’euro per idealismo…e in nome di questo idealismo molti italiani sono tuttora disposti a farsi impiccare (sempre meno però…)

    • Lello:

      più che altro non gli italiani (ai quali non è stato chiesto nulla sull euro) infatti ci hanno venduto ai tecnocrati e alla germania ma il pd..

  • Nicola:

    Per entrare “nell’elite” del MES dobbiamo pagare 125 miliardi di euros che …non abbiamo.
    Quindi “Italiani” : altro oro alla Patria per mettere la testa nel cappio.
    Signor Pinna, qui qualcosa di interessante.
    http://politicainrete.it/forum/discussione-politica/politica-europea/156380-l-incubo-di-draghi-nascondere-alla-gente-il-segreto-della-moneta-maurizio-blondet.html

    “… Le conclusioni: Secondo Merrill Lynch, a perderci di più sarebbe la Germania, che subirebbe un apprezzamento del nuovo marco del 14%, e un taglio del suo Pil del -7%. In Grecia, la neo-dracma si svaluterebbe del 12. Per l’Italia, la neo-lira (dopo magari oscillazioni drammatiche) si deprezzerebbe dell’11%, sicchè la differenza tra lira e marco sarebbe del 25%, abbastanza da danneggiare gravemente l’export tedesco.

    Ma quali sono i Paesi in deficit che, tornando alla moneta nazionale, vedrebbero un clamoroso aumento dell’export? Al primo posto c’è l’Irlanda, che guadagnerebbe il 7% del Pil. Al secondo posto – sorpresa sorpresa – l’Italia, il cui Pil salirebbe del 3% del Pil. Seguita a ruota da Grecia e Spagna. I problemi del Club Med sarebbero in via di rapida soluzione. Dalla recessione alla ripresa e alla crescita.”

    Saluti

    • pinna:

      Nella crisi del 1992 (molto meno grave di una eventuale uscita dall’euro) la lira si svaluto’ del 25% sul marco. Secondo punto: le svalutazioni competitive sono un meccanismo perverso perche’ non stimolano l’innovazione ( e fanno partire l’inflazione). Un meccanismo super-abusato con la vecchia lira di cui il sistema industriale paga ancora le conseguenze nella sfida della globalizzazione.

      • Lello:

        sembra che l italia svalutasse ogni giorno!!ma che razza di ragionamenti sono??!!il ns export è ancora forte ed è quello che ci mantiene in vita principalmente…il problema è l euro e le politiche aggressive ultracompetitive attuate dall establishment tedesco..deflazione salariale, aumento precarietà e politica neomercantile…

  • Alessandro:

    Mi accodo all’ultimo post del dott. Pinna. Il meccanismo di “stampare moneta” è una forzatura. La moneta è fatta di carta e non può bastare a risolvere problemi enormi quali la povertà di uno stato rispetto ad un altro. L’Italia ha utilizzato per decenni la leva inflazionaria e fortunatamente questa storia è finita con l’entrata nell’Euro. Nel mondo globalizzato si compete con i fatti (innovazione scientifica e tecnologica) e non con i trucchi (tipografia monetaria).

    • Leandro:

      L Italia ha usato la leva inflazionaria…mah…ricordo che ci sono state ben due crisi petrolifere negli anni ’70 e avendo l inflazione a due cifre i salari crescevano del 4,5% l anno…perchè avevamo la scala mobile che li proteggeva…L ingresso nell euro ha quasi dimezzato l export italiano e avendo una moneta forte sei portato ad importare di più…ben più di noi altri paesi periferici come spagna grecia o portogallo…la bilancia commerciale va sempre più in deficit…Ora bene volete rimanere nell euro..ok..non lamentiamoci poi se c è disoccupazione e disperazione…

  • Domenico:

    Dr.Pinna,dell’idea-come alternativa al ritorno tout court alle monete nazionali-di creare un euro del sud per i Paesi mediterranei e l’Irlanda,che oscilli nei confronti dell’euro del centronord Europa entro i limiti di una banda di oscillazione prefissata(possibilmente in modo non troppo rigido)la ritiene valida?Grazie.

    • pinna:

      Salve, grazie per il commento. Non sono un economista ma solo un giornalista quindi le mie riflessioni sono soprattutto il frutto di letture attente e per quanto possibili approfondite. Sulla questione dell’euro sud e nord vedo un convinto sostenitore nel prof. Alberto Bagnai dell’Universita’ di Pescara (spesso su ilsussidiario.net). Da parte mia credo che qualsiasi rottura dell’euro ( sia con uscita dei poco virtuosi paesi-sud, sia dei virtuosi paesi-nord) non sarebbe un processo “ordinato”, non esistono regole al riguardo nei trattati UE, e finerebbe per rivelarsi una mezza catastrofe per i paesi piu’ fragili. Rimango dell’opinione che sia meglio restare nell’euro anche se , come scrivevo nell’articolo, forse non esserci entrati sarebbe stato ancora meglio. Ma per i particolari motivi che ho spiegato: avremmo gia’ fatto il botto-default con il vecchio conio e liquidato una classe politica che invece grazie alla luna di miele dell’euro e ai bassi tassi di interesse almeno fino al 2010 e’ andata avanti con il debito ( e vorrebbe continuare a fare cosi’ ancora oggi).

    • Leandro:

      Potrebbe essere un idea ma sostanzialmente noi potremmo trovarci nella situazione della Germania di oggi e gli altri paesi periferici in nuova difficoltà..L europa per mantenere l armonia ed il mercato unico deve avere bisogno dei cambi flessibili…L attuale struttura monetaria è insostenibile…

  • Andrea Russo:

    L’uscita dall’euro non vuol dire uscita dall’Unione Europea. I trattati non sono il Vangelo e possono essere modificati. Sono scritte dai politici ed essi hanno il potere di modificarli, di recedere, di firmarne dei nuovi.

    Il suo quadro è troppo catastrofista: in caso di una nuova lira, è chiaro che le nostre esportazioni se ne avvantaggerebbero. E’ anche vero pèerò che le sorti di una moneta dipendono soprattutto dalla politica monetaria che il paese di riferimento svolge.

    Penso che lei colga la mostruosità di un’operazione come l’euro, su cui ci avevano messo in guardia degli economisti come Stiglitz e Krugman.

    Come può funzionare una politica monetaria che deve mediare tra le esigenze di 17 stati differenti?

    L’euro non è supportato da una serie di meccanismi che sono alla base di tutte le valute nazionali.

    L’Unione Europea sta facendo solo danni alle economie nazionali, fatta eccezione per la Germania. E’ un dato di fatto che dal 2002 ad oggi tutte le economie europee sono peggiorate ad eccezione di quella tedesca.

    E’ un’Europa insulsa, fatta di tecnocrati non eletti dai popoli (si nominano tra loro) che costringe gli stati a mandare al macero le arance o a produrre meno latte perchè sono troppo competitivi.

    La moneta forte è stata introdotta per garantire gli investitori stranieri: se una Banca tedesca compra un titolo di stato in lire, non ne ricaverà vantaggio perchè esso si svaluterà, e gli interessi promessi pareggeranno la svalutazione.

    • pinna:

      Salve , grazie del commento. Condivido alcuni suoi punti, ma uscire dall’euro e’ una faccenda complicata, lunga e pericolosa. Le faccio una domanda: se le sapesse con mesi di anticipo che l’Italia sta per tornare al ” vecchio conio”, sposterebbe i suoi risparmi verso un conto estero (ancora possibile prima dell’uscita) che rimarra’ denominato in euro oppure accettera’ il cambio in lire sapendo che prenderanno una “tosata” di almeno il 25-30% ( tosata presa dalla lira nel 1992 verso il marco nella crisi dello SME) verso l’euro?
      Ci sara’ una corsa in massa per sfuggire al cambio in lire , e questo sara’ solo uno dei problemi. Per quanto riguarda la moneta e le svalutazioni competitive: e’ vero con la moneta propria si gestirebbe molto meglio una situazione critica come questa. Ma le svalutazioni competitive non sono la panacea. E’ stato il metodo usato per 30 anni (anni 70-90) e si sono rivelate per quello che sono : una droga che solo apparentemente ( e nel breve periodo) rende piu’ competitivo il sistema produttivo ma che alla lunga gli toglie ogni stimolo e capacita’ innovativa. Per quanto riguarda la spesa in deficit per ridar fiato all’economia (iniezioni di liquidita’ alla Keynes) possibili con la moneta propria ( cioe’ dare il via al torchio monetario): e’ stato il metodo usato per 30 anni (negli anni 70-90 il deficit annuale era sistematicamente sopra il 10%) e ha portato a un debito pubblico inostenibile, distruggendo al tempo stesso i settori piu’ tecnologicamente avanzati dell’industria italiana. Rimango dell’opinione che uscire dall’euro oggi e’ molto pericoloso, ma che forse era meglio non entrarci, dopo tutto i parametri di Mastricht (max 3% deficit/ 60% debito per entrare nell’euro) non li abbiamo mai rispettati.

  • Facco:

    Visto che lei è un giornalista e lettore si legga Me-MMT! http://memmt.info/site/ Ma la finta democrazia in cui ci hanno fatto prosperare ci ha addormentato il cervello! E non siamo in grado di svegliarci!

    • pinna:

      Salve grazie del commento e dell’indicazione. Ho dato un ‘occhiata agli scritti di Mosler dei quali sinceramente non ho compreso molto. Una cosa mi disturba comunque nel suo blog: il presentarsi come il guru che ha capito tutto, che ha la verita’ in tasca e l’arroganza di definire le sue ricerche o ipotesi “Mosler economics”. Non ho mai letto altri economisti con questa mania di grandezza. Ma ovviamente il resto degli economisti e’ fatto di analfabeti che non capiscono niente (o peggio: corrotti dal potere). Mi permetta di diffidare dei grandi timonieri, dei capi carismatici, dei guru iper-illuminati, degli uomini della provvidenza e di chi ha capito tutto. Di questo passo si finisce nella setta religiosa.

  • angela:

    Io sarò forse ignorante ma come tanti altri ignoranti in materia come me una cosa l’ho capita benissimo:

    l’euro ha arricchito e fatto comodo solo ad una piccola parte di italiani cioè i ricchi che recentemente si è saputo investono i loro denari in Inghilterra (dove l’euro per l’appunto non c’è) ed i signori del governo.

    Per la rimanente popolazione, l’euro rappresenta esclusivamente un incubo di povertà, tant’è che la classe media non esiste più.

    Uscire dall’euro? ci metterei la firma!! e spero che l’Italia si svegli ed accetti, è vero, un periodo di buio (comunque peggio di così non può andare) per poi riscoprire la luce e la dignità.

    Cordiali saluti.

    • bauhaus:

      Cara Angela, gli unici ignoranti qui sono i collaborazionisti che sostengono questa follia chiamata euro. Hanno sulla coscienza più morti loro che qualsiasi mafia. Basta guardare le nazioni del sud Europa.

    • Lara:

      Quindi sarebbe colpa dell’Euro se in italia la pubblica amministrazione è uno spreco assoluto? Colpa dell’euro dei forestali assunti per mafia politica? Colpa dell’euro degli ospedali mai terminati e colpa dell’euro se montecitorio costa ai contribuenti quanto un sultanato?Colpa dell’euro delle super pensioni rubate o dei tribunali osceni dve nessuno fa più nulla? potrei continuare all’infinito…Le persone come lei farebbero meglio a tacere.

  • Thomas:

    Il discorso che fai dove dici chese ridenominiamo il debiyo in lire non troveremmo più finanziamenti può essere veto, però devi considerare che il debito estero rappresenta un 40% del totale, e che tornando alla lira sovrana lo stato non ha bisogno dj trovare finanziamenti, può spendere quanto ritiene opportuno semplicemente emettendo,

    • pinna:

      Salve il 40% detenuto da investitori esteri e’ comunque molto. In caso di default anche i risparmiatori italiani che avessero investito in titoli di stato non farebbero comunque una bella fine. La cosa piu’ probabile e’ un consolidamento del debito, cioe’ un forzoso e notevole allungamento della durata dei titoli. Quindi l ‘impossibilita’ di rivedere il “capitale” investito alla data pattuita. Grazie per l’attenzione.

  • Livius:

    Pensioni e salari in lire, tasse e debito pubblico in Euro. Grazie…ma no grazie!

  • Danilo:

    Grazie per questo pezzo: chiaro e illuminante, ovviamente per chi tiene gli occhi aperti e non chiusi dalla presunzione indotta dall’ignoranza

  • Denis:

    Certamente non ho titolo per poter dire cosa sia giusto o cosa sbagliato, però mi sono fatto un’idea ben precisa e cioè che a questo punto uscire dall’euro sarebbe ancora più devastante che rimanerci.
    Ma ho notato una certa fossilizzazione sull’idea euro si euro no, e cioè sento dire ai detrattori dell’euro di abbandonare questa moneta! Mi sembra ovvio che la politica applicata all’euro in questo momento sia troppo rigida e germanocentrica, ma quindi possibile che non ci si possa coalizzarci con il resto dell’europa che conta (Francia e Spagna in primis) e “battere i pugni” sui tavoli di Bruxelles per dire che così le cose non vanno e bisogna cambiare rotta?
    Cioè quello che voglio dire è che si può e si deve rimanere nell’euro con politiche più flessibili delle attuali almeno fino a quando non ci sia una solida ripresa economica omogenea in tutto il continente.

    • pinna:

      Sono d’accordo. La posizione della Germania e’ troppo rigida, ci sono troppi “austerity scolds” ( i bisbetici dell’austerita’) come li chiama Krugman. E l’austerita’ non migliora la situazione ( a cominciare dai debiti) anzi la peggiora creando anche problemi di tenuta sociale. Bisogna pensare che pero’ l’Italia non ha una storia edificante nella gestione della spesa pubblica ( si veda il pezzo su questo stesso blog ” Cosa ci siamo comprati con il debito pubblico) e i tedeschi non hanno la minima intenzione di pagare le nostre spese pazze del passato.

      • Leandro:

        Se lei cerca un qualsiasi grafico su un sito della bce, piuttosto che bankitalia vedrà che la spesa pubblica( pazza) è negli ultimi 25 anni a livelli della media europea, in certi momenti addirittura al di sotto della spesa dei cosidetti VIRTUOSI…Germania Francia Olanda ecc..è molto semplice…Quando un paese adotta una moneta sbagliata per la sua economia il paes va in crisi…Importa di più ed esporta meno…Un piccolo particolare, le merci importate sono prodotte all estero e non lamentiamoci se poi qui c è disoccupazione..Se non lavori con la moneta forte sa cosa possiamo fare??Nulla…se io produco una bella macchina il mercato comprerà la mia auto..bene…piano piano il prezzo salirà e la valuta per comprare la mia auto che sarà tanto richiesta all estero aumenterà il suo valore..bene..quindi ad un certo punto la macchina che produco sarà più cara…Sarà meno domandata e il mercato si dirigerà su un altro produttore il quale vendendo meno i prezzi saranno scesi cosi come il valore della sua valuta…Gli squilibri si riequilibreranno..Legge della domanda e dell offerta…Avendo l euro la Germania non è obbligata a rivalutare (come con il marco) e noi vendendo meno( non possiamo svalutare)quindi vogliamo continuare a rimanere in questo sistema??il grande sogno europeo..Smettiamola..Qui c è disperazione e sofferenza..Italiani che si uccidono..Basta bugie..Basta interessi degli altri…

  • Denis:

    Certo, concordo in pieno, e credo bene che i tedeschi non vedano di buon grado l’eventualità di pagare i debiti degli altri, ma mi sembra chiaro che tenere questo stato srtificiale di tensione sui mercati giova in primis alla Germania. Innanzitutto l’elevato spread è causato più da un basso tasso d’interesse che pagano i Bund che l’effettivo aumento dei BTP, e questo a a tutto vantaggio dello stato tedesco, in secondo tassi sul debito Italiano e Spagnolo su tutti appetibili al 4% va a tutto vantaggio dei risparmiatori e speculatori perchè mi sembra palese che la Germania abbia la stessa possibilità di fallire dell’Italia, ne più ne meno, se saltiamo noi salta mezzo mondo a catena!
    Quindi non mi sembra poi così fantascentifico mattersi tutti attorno ad un tavolo, ammettere ognuno i propri sbagli passati, ed arrivare ad una quadra che possa accontentare/scontentare tutti. Io credo che il rigore di bilancio sia buona cosa, ma in una economia che cresce, in questa fase come diceva lei peggiora le cose, e allora dare respiro alle economie in crisi, avere un Euro leggermente più debole (non dico la Lira, ma un 20% di svalutazione), tenere un’inflazione da parte della BCE più vicino al 4% non mi sembra di chiedere alla Germania di fare l’Italia degli anni ’70-’80! Anzi ne gioverebbe pure lei per certi versi, perdendo probabilmente qualcosa nell’export extra EU, ma guadagnandoci in quello con gli altri paesi EU!

  • GAMoN:

    L’euro si disgregherà comunque, che lo si voglia o no, perché è insostenibile.
    Le cose sono due: o si continua con l’austerità. E l’economia morirà. Oppure crescerà il debito, che però è considerato quasi il fondamento su cui si basa l’unione monetaria.
    Pensare di far crescere l’economia senza aumentare il debito è come pensare di riempire un contenitore bucato tenendo chiuso il rubinetto.
    Sembra solo un’immagine suggestiva, ma questo è dovuto alla struttura intrinseca dell’euro: una moneta-debito. La BCE infatti eroga moneta solo in prestito (dietro interesse, il che rende il debito inestinguibile ma questo amplierebbe il discorso). Quindi a ogni singolo euro in circolazione corrisponde un debito, che può essere privato (se il debitore è un cittadino o un’impresa) o pubblico (se è lo Stato).
    Pretendere quindi di aumentare il PIL riducendo il debito pubblico, implica aumentare in proporzione ancora maggiore il debito privato. Ma il debito privato è proprio la causa principale della crisi. Infatti il sistema bancario non è più in grado di riscuotere i suoi crediti. E non dai paesi membri (che finora non sono mai andati in default) ma dai privati. Le sofferenze bancarie sono al record storico. Ed è il motivo per cui abbiamo il credit crunch: un sistema bancario che non finanzia l’economia reale (a rischio) e si rifugia nei titoli di stato, alimentando così i debiti pubblici.

    Faccio una chiosa finale fuori tema: mi dispiace che Lorenzo Pinna si rifiuti di leggere e valutare le tesi di chi si atteggia a guru. Per quanto spiacevole, è un comportamento che un divulgatore non dovrebbe permettersi.
    Quello che noto è un pregiudizio di fondo nel considerare semplicistiche le argomentazioni di alcuni utenti che sono intervenuti, mentre devo dire che molte tesi esposte nell’articolo lo sono ancora di più.
    A quanto pare chi espone tesi negative sull’euro è sempre un megalomane, oppure un “pessimista”. Eppure di economisti “eretici” ce ne sono tanti, dai nostri Bagnai, Borghi, RInaldi, Nino Galloni (che fu pure direttore al ministero del Bilancio negli anni ’80 e che ha rivelato retroscena molto interessanti anche dal punto di vista politico)… per andare finire a ben 6 premi Nobel per l’economia: Krugman, Stieglitz, FriedMan, Mirrless, Pissarides, Sen. E potrei continuare con le personalità del passato, Guido Carli, Keynes… o di oggi come Jacques Sapir e François Heisbourg (che fu e si considera un europeista).
    Allora, è mai possibile che un divulgatore come Lorenzo Pinna, che pure si è fatto apprezzare in trasmissioni come Superquark, consideri l’abbandono dell’euro come un’idea strampalata di qualche esaltato? Compito di un divulgatore è andare oltre le prime impressioni, indagare, verificare le tesi dell’uno e dell’altro. Magari farsi anche la propria. Ma senza farsi schiacciare da quelle di Alesina e Giavazzi che non sono gli unici economisti sul pianeta.
    Mi auguro da parte sua Lorenzo (mi permetta di rivolgermi a lei direttamente) un più attento studio della questione, scevro da preconcetti e condizionamenti. E magari un nuovo articolo più meditato e meno zeppo di luoghi comuni che chiunque (come me) abbia speso del tempo ad approfondire i temi macroeconomici smonterebbe in pochi minuti, non usando citazioni, ma fornendo dati e statistiche presi dalle fonti ufficiali.

    Mi scuso per essermi dilungato troppo.

    • pinna:

      Grazie per il lungo commento. Non sono d’accordo. Come Superquark , anzi come Quark ai suoi tempi (primi anni 90 se non ricordo male) realizzammo una serie sull’economia dove sostenevamo le ragioni dell’ euro. Sulle ragioni “politiche” piu’ che economiche che hanno portato all’ euro, sul debito pubblico italiano ( che ha una storia semi-secolare poiche’ i primi passi in questa direzione sono stati fatti negli anni ’70) ci son altri articoli su questo blog (la malattia mortale dell’euro e cosa ci siamo comprati con il debito pubblico).Saluti.

  • mario:

    Salve, sono uno studente, vorrei chiederle visto il periodo di austerity imposto dall europa per il risanamento dei conti pubblici e la conseguente paralisi dell economia, quale sarebbero secondo lei gli scenari futuri che ci troveremo davanti continuando su questa inevitabile strada e quali sarebbero invece le politiche da attuare secondo lei per poter riuscire di nuovo a “respirare”?? La ringrazio! Saluti

  • Raffaele:

    Dovremmo avere la possibilità di aumentare la spesa pubblica principalmente per rilanciare il lavoro: il fatto che l’Europa non ce lo consente è il vero problema da risolvere. Uscire dall’unione monetaria sarebbe uno dei modi per rilanciare la competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali, oltre che avere maggiore autonomia sia politica che economica (pur ammettendo che il problema serio per le nostre aziende deriva più dal crollo del mercato interno che da quello estero). In questo momento, d’altronde, sono tutt’altro che scettico riguardo tale possibilità: molto meglio rischiare per una crescita che decidere di continuare ad avere un arrangiato e precario equilibrio di basso profilo. Aspettiamo uno o al massimo due anni per valutare l’andamento delle cose, alziamo la voce in Europa e, se queste non cambiano, ci conviene fare “un passo indietro”.

  • Dominik:

    Crisi c’erano anche con la Lira,basta ricordare il 1992-94-96 ecc ecc.Inoltre la crisi a me pare sistemica,dato che ho articoli che ne parlano anche decennali,se vuole glieli invio,forse qualcuno ha la memoria corta.Saluti

  • Sergio:

    Innanzitutto apprezzo la sua correttezza nell’aver mantenuto sul blog numerosi commenti che smontano ile tesi del suo articolo iniziale.
    La prego di rileggere i contenuti di MEMMT.info superando la normale barriera culturale e ideologica che si alza in tutti coloro che si avvicinano alla teoria monetaria moderna … Come é successo al sottoscritto, se accetterà questo sforzo, troverà illuminanti le intuizioni di Mosler e potrà coglierne, ne sono certo, la oggettiva verità.
    Sinceri auguri.

  • giovanni:

    i suoi lettori sono più prepatati di lei

  • Lara:

    E’ colpa dell’Euro se in italia la pubblica amministrazione è uno spreco assoluto? Colpa dell’euro dei forestali assunti per mafia politica? Colpa dell’euro degli ospedali mai terminati e colpa dell’euro se montecitorio costa ai contribuenti quanto un sultanato?Colpa dell’euro delle super pensioni rubate o dei tribunali osceni dve nessuno fa più nulla? potrei continuare all’infinito…Gli imbecilli leghisti che prima hanno voluto l’euro e ora lo rinnegano,dato che il loro partito è uno schifo totale,l’idiota di Salvini con i suoi (non) economisti,prima dice di cambiare moneta,poi parla dello spreco napoletano (spazzatura e usl…e che c’entra l’Euro?),poi si riprende dicendo che anche se cambia moneta ci sarebbe da lavorare tatissimo.
    Il popolo demenziale italiota quando non sa più che fare allora comincia a dar colpa a destra e a manca; siamo i primi al mondo con dipendenti pubblici che non fanno nulla,assunti con concorsi truccati e questo è colpa dell’euro?

    • Georgejefferson:

      Quando Lara ha finito con i luoghi comuni non contestualizzati,si rilegga tutti i commenti,nessuno di serio parla della trappola dell’euro adducendolo a causa assoluta di tutti i mali dell’universo.Le ragioni della destra economica sono state impiantate anche nella fu “sinistra”,senza accorgersene,non c’entrano nulla i populismi leghisti.Si rilegga le continue infatuazioni per la “competitivita/mercati/innovazione” con occhi piu aperte,notera tutto il darwinismo sociale di un tempo ma mascherato da retoriche moraliste.

      • Nik2000:

        Non sono luoghi comuni,ma verità.Il ladrocinio degli statali è colpa dell’Euro? Gli statali di Roma esisterebbero anche senza Euro.Cosa c’entra l’Euro con i ladri di Stato?

  • Silvano Rucci:

    Per l’Italia l’Euro è stato una sciagura!

    Sul tornare alla Lira non sono d’accordo in quanto ciò che è necessario cambiare non è la moneta usata dagli italiani. Sono gli italiani che devono cambiare! La spiegazione è la seguente: Un caffé prima costava mille Lire, ora costa un Euro, quando a rigore sarebbe dovuto costare mezzo Euro, equivalente a mille Lire. L’Euro ha dato luogo alla lievitazione dei prezzi raddoppiandoli! Lievitare i prezzi equivale alla creazione di bolle economiche speculative, equivalenti esattamente a quelle che hanno creato la Crisi! Questa attuale mancanza di liquidità evidentemente dipende dal fatto che raddoppiando i prezzi dei beni, per aquistarli tutti occorrerebbe una doppia quantità di moneta in circolazione! Ecco dunque la necessità di stampare nuova moneta affinché riparta l’Economia, bloccata dalla mancanza di liquidità! Ma se gli italiani si fossero accontentati di applicare dei prezzi in Euro equivalenti alla Lira, che hanno abbandonato nel 2001, l’Economia sarebbe rimasta “Reale”! Non avrebbe dato luogo al baratro attuale fra ricchi e poveri, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, dal 2001 al 2015! In conclusione l’Economia è bloccata e gli italiani sono finanziariamente sempre più diversi fra loro! Tornare alla Lira non risolve il problema se insieme non vengono fissati e controllati teutonicamente i prezzi dei beni prodotti, oltre a mantenere questo rigore per almeno quindici anni, tanti ne sono trascorsi per creare il danno che stiamo vivendo!

  • fabrizio:

    Non sono un economista e non ho la pretesa di comprendere manovre di micro o macroeconomia ma, dire che il “largo consenso” ai tagli su welfare e pensioni sia una cosa buona la dice lunga sulla qualità di questo articolo. Non è populismo, nel senso più stretto del termine forse si, ovvero salviamo l’uomo del popolo. Per me è sopravvivenza evitare questi ulteriori tagli. Tagliassero le spese di Palazzo invece che le pensioni dei morti di fame

  • Biancastelli:

    Sono un fisico sbalordito dalla generale incomprensione della situazione dell’Italia.
    Mi spiego: dal 1948 al 2000 i Governi italiani hanno sempre speso ben oltre il lecito, perchè la crescita del debito pubblico veniva sempre riassorbita dalla svalutazione della lira.
    Questo modo di governare l’economia non è sbagliato, se i soldi sono spesi bene, magari con investimenti produttivi (per esempio creando lavoro per costruire un’autostrada o un ponte che poi si ripagano con i pedaggi).
    Con la svalutazione chi pagava i debiti erano i salariati, i pensionati ed i risparmiatori. E ciò in modo subdolo, senza che se ne rendessero conto, poichè la svalutazione della lira e la crescita dei prezzi venivano percepite come calamità dovute ai mercati finanziari.
    Con l’euro questo modo di governare l’economia è divenuto impossibile, perchè non si è più potuto ricorrere alla svalutazione della moneta per riequilibrare il debito pubblico.
    Questa situazione doveva essere ben nota fin dall’inizio dell’euro agli addetti all’economia.
    Malgrado ciò i nostri sgangherati governi non hanno cambiato il modo di governare l’economia, facendo crescere il debito pubblico invece di tagliare le spese (per accrescere il consenso e mantenere il potere).
    Chi rifiuta oggi il taglio delle spese rifletta sul fatto che la svalutazione del 25% della lira provocato dai nostri governi negli anni ’90 equivaleva a RIDURRE salari e pensioni del 25% in termini di potere di acquisto, da un giorno all’altro! Immaginate come reagirebbe oggi il popolo se il governo, per sanare i conti pubblici, decidesse di ridurre del 25% l’importo di salari e pensioni….
    Un pagamento generalizzato dei debiti dello Stato tramite la svalutazione sembra essere meglio accetto dal popolo che non un’imposizione fiscale, magari più selettiva.
    Ormai sembra che ci dobbiamo rassegnare a pagare in un modo o nell’altro i debiti accumulati dalla nostra becera classe politica, poichè i nostri partner non sembrano accondiscendenti a svalutare l’euro (distribuendo i vantaggi in modo equo tra tutti, ovviamente).
    Solo questa svalutazione potrebbe salvarci da un lungo periodo di povertà conseguente al rimborso dell’enorme debito pubblico con strumenti fiscali, ma le strategie dell’eurogruppo sembrano invece tutelare il valore dell’euro e quindi gli interessi di chi possiede ingenti capitali messi in pericolo dalla svalutazione. Il benessere del popolo viene dopo ….

  • Silvano Rucci:

    Un caffé prima costava mille Lire, ora costa un Euro, quando a rigore sarebbe dovuto costare mezzo Euro, equivalente a mille Lire. L’Euro ha dato luogo alla lievitazione dei prezzi raddoppiandoli! Lievitare i prezzi equivale alla creazione di bolle economiche speculative, equivalenti esattamente a quelle che hanno creato la Crisi! Questa attuale mancanza di liquidità evidentemente dipende dal fatto che raddoppiando i prezzi dei beni, per aquistarli tutti occorrerebbe una doppia quantità di moneta in circolazione! Ecco dunque la necessità di stampare nuova moneta affinché riparta l’Economia, bloccata dalla mancanza di liquidità! Ma se gli italiani si fossero accontentati di applicare dei prezzi in Euro equivalenti alla Lira, che hanno abbandonato nel 2001, l’Economia sarebbe rimasta “Reale”! Non avrebbe dato luogo al divario attuale fra ricchi e poveri, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, dal 2001 al 2015! In conclusione l’Economia è bloccata e gli italiani sono finanziariamente sempre più lontani fra loro! Tornare alla Lira non risolve il problema se insieme non vengono fissati e controllati rigorosamente i prezzi dei beni prodotti, oltre a mantenere questo monitoraggio per almeno quindici anni, tanti ne sono trascorsi per creare il danno che stiamo vivendo! Silvano Rucci

  • Gianluca:

    Domanda : su che basi Silvio Berlusconi e Beppe Grillo ipotizzano e sbandierano l’uscita del nostro paese dall’ euro ?. Grazie.

  • Marco Furlan:

    Soltanto il debito pubblico dovrebbe essere convertito in euro,per gli euro presenti in Italia non c’e’ nessun obbligo di conversione,in pratica lo stato li acquisisce e ci riconosce uguale valore al cambio con l’euro ma in nuova moneta .La procedura di cui parla il Dottor Pinna riguarda quella classica di un cambio di moneta con estinzione della precedente ma non fa testo in questo caso.Gli euro diverrebbero un credito dello stato italiano il quale poi contratterebbe al tavolo il quantitativo di nuova moneta emissible al valore di cambio da lui deciso e tale quantitativo (elettronica o cartacea) sarebbe vincolante per il valore al cambio.Gli euro presenti ufficialmente in Italia oggi ,M1,M2,M3,M4,M10 piu’quelli investiti su titoli azionari ammonterebbero sicuramente a piu’ di 3000 miliardi di euro e questi diverrebbero un credito dello stato italiano,un credito sufficiente ad azzerare il debito in euro.Ci sarebbe solo un cambio di moneta senza l’estinzione della precedente,Tutti temono la svalutazione ma non e’ da escludere il problema contrario nei mesi successivi.Gran parte degli euro presenti in italia e’ frutto degli investimenti di cinesi ,tedeschi e francesi e tutti questi soldi sono stati investiti in parte in titoli ma maggiormente in fondi,uscire dall’euro vorrebbe dire chiudere un capitolo e iniziarne uno totalmente nuovo senza alcuna conversione (tranne che per il debito) ma con nuova emissione di nuova valuta su ogni conto o fondo avente uguale valore al cambio.

  • gaetano:

    Sig. Pinna mi spiega come faremo a sostenere i parametri e gli accordi di riduzione del Debito senza politiche che rimettano in moto La Crescita?Non Pensa che senza Uscire dal Paradigma Euro di Austerità Si Muore? Grazie

  • Antonio Patania:

    Innanzitutto non e un problema di euro o di lira ma di proprietà della moneta alla atto della sua emissione. Sia la lira che l euro non sono di proprietà degli stati sovrani dunque ciò impedisce agli stati di rimuovere gli ostacoli economici e la povertà. .Mi domando come si può uscire dalla crisi firmando debiti contro il popolo sovrano? Bisogna per forza fermare questi atti incostituzionali e dichiarare la proprietà dell euro o di una futura ipotetica lira al popolo italiano o ai popoli europei svincolandolo dall .indebitamento .Solo cosi si possono porre le basi per uscire dalla crisi.Tutti gli interessi non si verserebbero più nelle casse della BCE o delle banche commerciali ma verrebbero utilizzati per l economia reale e peri piu bisognosi.

  • mattia:

    Però,per essere un giornalista è un’analisi impeccabile,meglio di alcuni “economisti” di cui non faccio il nome ma s’intuisce di chi parlo).
    Complimenti

  • mattia:

    Mi trovo d’accordo sopratutto sulle politiche di sinistra,che dovrebbero ispirarsi,secondo me, al modello scandinavo

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